Ieri pomeriggio a Quartu e Samugheo ci sono stati i funerali di due mamme morte per
dare alla luce il loro bambino. Il destino beffardo ha intrecciato le loro storie: entrambe sono morte mercoledì.
Emanuela Olla era andata in ospedale per un controllo, soffriva di gestosi, e proprio lì si è sentita male. Il bambino è nato con un parto cesareo ed è nell'incubatrice. La mamma entrata in coma non si è più risvegliata e dopo dieci giorni è morta. I genitori con estremo altruismo hanno deciso di far rivivere Emanuela donando gli organi. Si sarebbe dovuta sposare a Dicembre e il vestito da sposa non se lo toglierà più.
Simonetta Sulis, ginecologa nella clinica dove ha partorito, è morta per emorragia dovuta ad atonia uterina. Simonetta sapeva che le possibilità di salvarsi erano poche, ma ha implorato i colleghi di salvarla per il bene del piccolo nascituro e dell'altro figlio di cinque anni. I colleghi non ce l'hanno fatta.
Da mercoledì ci si chiede come si possa ancora oggi morire di parto, in clinica o in ospedale. Tutto è stato fatto nel modo giusto. Ai medici non si può dire nulla.
Perché due donne sono morte così, in contemporanea a Cagliari? Tante domande e nessuna risposta.
Non rimane che abbracciare il mistero e abbandonarsi ad esso.
Simonetta Sulis era originaria di Samugheo, il paese di Rossella Urru. Questo piccolo paese da alcuni anni è martoriato dalle tragedie: tre giovani hanno scelto di non vivere più e un ragazzo ha perso la vita in Afganistan. Quando Rossella è tornata a casa c'è stata una grande festa e per dopo Ferragosto si stava organizzando una mega cena. Il giornale di ieri rendeva noto che la cena era stata annullata per il nuovo lutto che ha colpito il paese.
Ma invece oggi, lo stesso giornale, fa sapere che la festa era stata annullata già prima della nuova tragedia.
Pare che sia stata la stessa Rossella a spiegare al gruppo di volontari
che preparavano una mega festa che non era proprio il caso considerando
soprattutto che altri popoli vivono nella fame più nera. Sarebbe stato
uno schiaffo in faccia alla povertà più nera.
Tre donne, tre vite, tre storie. E tanti spunti per riflettere.
veramente tanti spunti, grazie infinite per questo post cara, le donne di sardegna sono 4 ci metto anche te.
RispondiEliminaho i brividi...
RispondiEliminami coinvolge molto quello che hai raccontato...
Purtroppo non è un problema circoscritto questo... Voglio dire che in questo caso non è che una regione "funzioni" meglio dell'altra.
RispondiEliminaQueste cose accadono in tutti gli ospedali...
Prima di partorire avevo sentito anch'io brutte storie da far venire i brividi ma come si fa? Dico come si fa a preservarsi, a fare la scelta giusta, a scegliere l'ospedale "giusto'?
A volte anche quelli più affidabili "toppano"!
Credo che a volte si è di fronte all'imponderabile, all'ignoto. I medici davvero hanno fatto tutto quello che era possibile fare, anche l'impossibile. Ci si arrende al fatto che non siamo infallibili, ma si sente dentro un'amarezza incredibile.
EliminaMamma mia ho la pelle d'oca. Non trovo le parole per aggiungere altro... penso a queste tre donne e medito in silenzio.
RispondiEliminaPutroppo si pensa sempre al parto come un evento naturale ma in realtà comporta dei rischi, non sempre prevedibili e possono sempre subentrare complicazioni, specie quando la madre ha una certa età (ma non solo). Nella mia famiglia una giovane madre è morta nel dare alla luce una bambina. Erano gli anni sessanta..oggi mia cugina è qui con noi ed è persino una nonna giovanissima. Ma purtroppo, ancora oggi la storia si ripete. Queste donne devono sempre essere ricordate per la loro scelta d'amore.Grazie per questo post.
RispondiEliminaMamma mia che tragedie. Ma come si fa a morire ancora per partorire..sicuro che non ci sono errori?Buona domenica .
RispondiEliminaa volte fermarsi a riflettere. tu me lo fai fare così. che tocchi corde che vanno toccate, per progredire, nel sapere cosa si è, da donna.
RispondiEliminaGrazie a tutte! per aver commentato un post così doloroso.
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